
Aldo Cingolani, CEO New Crazy Colors e Bertone Design, in un’intervista a Paolo Scagliola per Homes & Estates, ha ripercorso le pietre miliari della storia del design e ha riflettuto sul rapporto tra il design e il lusso.
Architetto Cingolani, lei ha vissuto la storia del design italiano dagli anni ‘80 a oggi, prima come direttore generale di Giugiaro Design, poi come co-founder e presidente di Bertone Design e da poco presidente della New Crazy Colors. Com’è cambiato, in questo lungo arco di tempo, il mondo del design?
Direi che è stata una lunga e trionfale cavalcata. Durante i primi anni della mia carriere, in una grande azienda internazionale come la Giugiaro, i mercati emergenti di riferimento erano il Giappone e la Corea. Nell’estremo oriente cominciavano a svilupparsi i primi prodotti che il design arricchiva di un importante valore aggiunto, anche se inizialmente questo concetto riguardava soprattutto il mondo dell’elettronica, degli apparecchi radiofonici e televisioni, e successivamente dei telefoni. Poco a poco, le aziende hanno cominciato a capire che per accrescere il valore dei propri prodotti bisognava passare attraverso l’utilizzo di nuove forme, nuove linee e nuovi concetti. All’epoca, tuttavia, il concetto di design era rivolto soprattutto ai prodotti di lusso, o comunque di fascia decisamente alta. Tutto è cambiato negli anni Novanta quando hanno iniziato ad affacciarsi sulla scena nuovi mercati, in particolare quello cinese. All’epoca, la Cina aveva ancora un’economia basata soprattutto sull’agricoltura e sulla riconversione delle fabbriche post-belliche, quindi è stato un movimento graduale, che ha interessato inizialmente le moto per poi arrivare alle auto, attraverso un percorso lungo e piuttosto travagliato. Una seconda rivoluzione è arrivata alla fine degli anni Novanta. In quegli anni anche il modo in cui si disegnava ha subito un cambiamento epocale, con l’arrivo della computer-grafica. Una dopo l’altra, le grosse aziende hanno introdotto la disegnazione attraverso il computer, che ha portato ad una grande accelerazione nel processo del design. Naturalmente non si può dire che questo sia stato, per i creativi, un passaggio indolore. Il repentino adattamento è stato vissuto come un momento di grande difficoltà per i professionisti del settore. Abituati ai disegni fatti a mano e colorati con varie tecniche, temevano di perdere la loro creatività, sacrificata sull’altare della modernità. Nuovi mercati e nuove tecnologie. Sono stati questi i grandi cambiamenti che hanno rivoluzionato il design negli ultimi trent’anni.


Oggi, cosa interpreta meglio il concetto di “lusso” dal punto di vista del design?
Siamo proiettati in un futuro in cui il concetto di lusso è molto cambiato rispetto agli anni ’90. Oggi il lusso è dato dal comfort e dell’ecosostenibilità dei materiali con i quali si va a pensare e a produrre un nuovo prodotto. La sostenibilità è diventata il must: se una volta la ricerca era incentrata soprattutto sui materiali ultraleggeri, come il carbonio e il titanio, oggi la priorità è diventata il rispetto dell’ambiente, la tutela della natura in tutte le sue forme. Personalmente il termine “lusso” non mi piace molto, lo ritengo ormai superato. Parlerei piuttosto di “prodotto eccellente”. Se con “lusso” intendiamo invece l’utilizzo di materiali esclusivi, ad esempio una pelle rarissima, allora siamo in un altro campo, quella della ricerca del materiale più costoso.

Parlando di architettura, come si immagina la casa del futuro?
«Il mondo sta cambiando velocemente, e con esso dovrà cambiare la nostra idea stessa di abitazione. La casa diventerà sempre più un luogo multifuzionale, dove dovremo trascorrere una parte crescente del nostro tempo. Lo smart working è ormai una realtà radicata anche in Italia, i ragazzi avranno bisogno di spazi sempre maggiori per la didattica a distanza. Se diventerà sempre più difficile frequentare luoghi pubblici come le palestre, allora bisognerà in qualche modo sopperire anche a queste esigenze negli spazi domestici. La casa dovrà essere pensata e arredata con una logica di utilizzo totalmente diversa e non più soltanto come un luogo dove andare a mangiare e a dormire. Dovrà arricchirsi di soluzioni che la rendano adattabile e flessibile. Il soggiorno si dovrà trasformare in studio, la cameretta dei ragazzi dovrà dotarsi di uno spazio in cui svolgere le attività scolastiche. Fondamentale sarà lo sviluppo di un sistema tecnologico che consenta di fare tutte queste cose. Immagino gli schermi della televisione trasformarsi in schermi di computer, ma anche open space dove inserire attrezzi sportivi a parete per consentirci di fare attività fisica senza dover uscire all’esterno. Parliamo, quindi, di una casa pensata come modulo abitativo totalmente diverso da quello di oggi. L’emergenza sanitaria del Coronavirus ha accelerato questa trasformazione e andrà a modificare sempre di più l’architettura e gli spazi dei luogi in cui viviamo e lavoriamo. Insomma, un futuro che è già incominciato….
Restando nel campo dell’architettura, quanto è importante affidarsi a brand di alto livello? E come influisce questa scelta sul valore dell’immobile?
Non c’è dubbio che tutto quanto è brandizzato eserciti un grande appeal al momento dell’acquisto. Così come accade per la moda, il brand garantisce la qualità. E nel mondo immobiliare questa regola ha ancora più valore, perchè consente una sorta di “certificazione” che dura nel tempo. Possiamo dire che, al momento della rivendita, in condizioni di mercato uguali, l’immobile brandizzato varrà almeno il 10-15% in più di un immobile privo di firme. Una differenza che si spiega soprattutto con la rassicurazione che si fornisce all’acquirente. È ovvio che se un’azienda mette a disposizione il proprio brand pretenda da tutte le forze lavoro impegnate – dai costruttori, agli arredatori, agli impiantisti – uno standard qualitativo estremamente elevato. Ed è proprio questa certificazione a dare all’immobile un valore di mercato superiore.


Aldo Cingolani
Architetto, nel 1995 entra a far parte del Gruppo Giugiaro, diventando dopo due anni Direttore Commerciale di Giugiaro Design Spa. Relatore in congressi internazionali, nel 2013 è co-fondatore di Bertone Design, di cui assume l’incarico di CEO. Nel 2015 entra a far parte del Directory Board della FON University di Skopje dando inizio al progetto Bertone Design Academy. Il Poli.Design di Milano lo annovera nel Club degli 87 Grandi Alumni che danno vita al progetto formativo “Verso il 2099”.


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